Per fermare il deserto la Cina scommette su una Grande Muraglia Verde di decine di miliardi di alberi. Funzionerà davvero?

La Cina ha lanciato forse il più ambizioso programma di rimessa a verde nella storia moderna. Non è una metafora. Decine di miliardi di alberi, una cintura lunga migliaia di chilometri che attraversa steppe e deserti per fermare lavanzata della sabbia e proteggere città e raccolti. Si chiama Programma delle Tre Nord o semplicemente la Grande Muraglia Verde cinese. Qui non racconto soltanto numeri. Racconto dilemmi, successi parziali, scelte tecniche che hanno lasciato tracce visibili nel paesaggio e nella vita delle persone.

Un progetto che brilla nelle statistiche ma increspa sul terreno

Se guardi i numeri ufficiali ti viene da applaudire. Più copertura boschiva, meno erosione, meno polveri che arrivano fino a Pechino. Ma la realtà sul terreno è più frammentata. I primi decenni del programma hanno piantato gusti di alberi che crescevano in fretta e andavano bene per fermare il vento. A volte la scelta è stata dettata dal risultato rapido, non dalla resilienza degli ecosistemi.

Non tutte le foreste sono uguali

Un articolo su Nature Communications del 2016 ha mostrato ciò che molti oggi sospettano. Le piantagioni grandi e semplici hanno spesso valore limitato per la biodiversità e per la stabilità a lungo termine. Gli autori hanno trovato che molte aree ripiantate erano composte da monoculture o da poche specie. Anche se il fogliame aumenta, il tessuto ecologico rimane povero e vulnerabile.

“If the Chinese government is willing to expand the scope of the program, restoring native forests is, without doubt, the best approach for biodiversity.” David S. Wilcove Professor Princeton School of Public and International Affairs.

Non è un dettaglio da poco. Le foreste nate per essere un muro hanno a volte consumato acqua in zone dove lacqua è il bene più scarso. In altre aree, piante inadatte sono morte lasciando terra nuda di nuovo vulnerabile. Le buone intenzioni hanno bisogno di buon progetto ecologico per evitare effetti controproducenti.

La Cina ha imparato e si è riorientata

Questo non significa che non esistano storie di successo. Negli ultimi anni il lavoro si è fatto più scientifico, con test di specie locali, sistemi per trattenere la sabbia e sforzi di irrigazione mirata. Lu Qi è un nome che ricorre spesso nei reportage: capo scienziato dellAccademia Cinese di Silvicoltura e presidente dellIstituto della Grande Muraglia Verde. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali per i progressi compiuti.

“What we are restoring are the deserts that have formed in the last 100 to 1000 years which we call man made deserts.” Lu Qi Chief Scientist Chinese Academy of Forestry Founding President Institute of Great Green Wall.

Questa frase non è retorica. Lu Qi e altri scienziati distinguono tra deserti naturali e deserti antropici che possono essere rimessi in gioco con interventi mirati. Il problema è complesso. Ci sono luoghi dove il suolo è così degradato che anche piantare diventa fragile e costoso.

La questione idrica che non si può ignorare

Una delle critiche più solide riguarda luso dellacqua. In alcune province si sono messe piantagioni che richiedevano grandi volumi di irrigazione. Quando limpegno idrico non è sostenibile a lungo termine, il miglior pianto può trasformarsi in un costo e in unliamento di alberi. Alcune zone hanno risposto con misure di risparmio idrico e con punti di presa per acque sotterranee. Altre no.

Economia locale e pratiche di gestione

Il progetto non è stato solo ambientale. È stato anche politico e sociale. Le autorità centrali hanno stanziato risorse e incentivi. Molte comunità rurali hanno beneficiato di lavori di riforestazione e di nuove opportunità economiche legate a prodotti forestali o turismo ecologico. Ma ci sono state anche controversie su espropri, trasferimenti e su modelli che favoriscono grandi piantagioni a scapito della foresta naturale.

Chiunque provi a semplificare la Grande Muraglia Verde come un solo tipo di successo o di fallimento perde quello che è forse linsight più utile: grandi progetti ecologici si trasformano su scala in sistemi socioecologici complessi. Non basta piantare un albero per risolvere un mosaico di problemi legati a clima economia e governance.

Le lezioni che possiamo portare a casa

Leggere il caso cinese come una lista di errori o come una fiera di vittorie è limitativo. Ci sono tre leve che valgono per qualsiasi paese che pensi di arrestare lavanzo del deserto con alberi e tecnologie naturali.

1. Progettare per biodiversità e non solo per fogliame

Comporre foreste miste e native spesso costa poco in più e restituisce molto in termini di stabilità e servizi ecosistemici. Le prove scientifiche lo confermano.

2. Gestire lacqua come risorsa centrale

Senza un piano idrico integrato piantare può peggiorare la situazione. Le soluzioni migliori combinano tecniche a basso consumo e il recupero delle acque piovane.

3. Coinvolgere chi vive il territorio

Le comunità locali non sono un blocco da spostare. Fungono da guardiani e custodi quando ricevono strumenti e incentivi giusti. Anche la crescita economica locale può essere la leva decisiva per la sostenibilità a lungo termine.

Riflessione personale

Vedo spesso titoli enfatici che trasformano progetti così complessi in favole ecologiche o in catastrofi annunciate. Non mi piace la semplicità. La mia opinione è che la Grande Muraglia Verde meriti rispetto per scala e impegno ma anche scrutinio severo e continuo. Non bisogna avere paura di criticare ciò che si ammira. Il rischio è che laudacia politica diventi un alibi per non correggere rotte sbagliate.

Resta aperta una domanda che non risolvo qui: quanto costa in termini di opportunità perdere la foresta naturale a favore di piantagioni intensive anche quando i numeri macro sembrano positivi. È una domanda su cui dovremo tornare spesso.

Tabella riepilogativa delle idee chiave

Idea Cosa significa
Scala enorme Decine di miliardi di alberi e migliaia di chilometri di cintura ecologica.
Risultati misti Successi locali e problemi di biodiversità e acqua in altri contesti.
Monocolture vs natura Le piantagioni semplici aumentano fogliame ma non sempre servizi ecosistemici.
Le tre leve utili Progettare per biodiversità gestione idrica e coinvolgimento locale.

FAQ

Che cosa è esattamente la Grande Muraglia Verde della Cina?

È un insieme di programmi ufficiali di rimessa a verde avviati a partire dagli anni settanta e sviluppatisi su scala nazionale chiamati Three North Shelterbelt Forest Program. Lobiettivo dichiarato è fermare la desertificazione che minaccia terre coltivabili e aree abitate. Non è una singola fila continua di alberi ma una serie di belt e interventi distribuiti su vaste aree con tecniche diverse a seconda delle condizioni locali.

Perché alcuni scienziati criticano il programma?

>La critica si fonda su evidenze scientifiche che mostrano come molte delle aree ripiantate siano composte da poche specie o da monoculture. Questo riduce la biodiversità e può compromettere la stabilità a lungo termine. Studi comparativi hanno mostrato che foreste miste e native rispondono meglio ai bisogni degli ecosistemi rispetto alle piantagioni semplici.

Ci sono veri risultati positivi documentati?

Sì. In molte zone il verde ha ridotto lerosione e la frequenza di tempeste di sabbia. Alcuni progetti locali hanno riattivato attività economiche e aumentato il benessere di comunità rurali. Lefficacia varia molto da area ad area e dipende dalle specie scelte dalla gestione dellacqua e dal coinvolgimento locale.

Può questo esempio aiutare altri paesi?

Il caso cinese offre lezioni utili per chiunque voglia intervenire su larga scala. Le principali raccomandazioni sono adottare progettazioni ecologiche che privilegino la biodiversità, integrare la gestione delle risorse idriche e mettere le comunità locali al centro. Il modello non è direttamente trasferibile ma è fonte ricca di sperimentazioni e dati utili.

Chi vigila sui risultati e sulla qualità ecologica di questi piani?

Università enti di ricerca e organizzazioni internazionali analizzano dati e pubblicano studi. Anche organismi nazionali cinesi rilasciano report e statistiche. La trasparenza e laccesso alle informazioni sono migliorati ma rimangono questioni di interpretazione e confronto tra fonti diverse.

Qual è la posta in gioco per il pianeta?

Le iniziative su larga scala per fermare la degradazione del suolo sono cruciali in un mondo che cambia clima. Se fatte bene possono proteggere terra e cibo. Se fatte male possono consumare risorse e creare problemi secondari. La posta in gioco è il bilanciamento tra azione rapida e progettazione ecologica robusta.

Se vuoi approfondire alcune fonti scientifiche e reportage recenti ti segnalo interventi e analisi pubblicate da Nature Communications e interviste a ricercatori coinvolti nel programma.

Autore

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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