Succede in molte case italiane in orari diversi e con sfumature diverse: un figlio che piange solo per la mamma, un altro che sorride soltanto quando arriva papà. La scena è familiare eppure incendia emozioni complicate. Non è solo gelosia coniugale o vanità paterna, è un fenomeno umano che merita di essere visto con meno dramma e più curiosità. In questo pezzo provo a spiegare quello che vedo ogni giorno nelle chat di amici e nei commenti sotto i miei post. Non vi darò una formula magica, ma vi offrirò ragionamenti concreti e qualche intuizione non banale.
Preferenze apparenti non dicono tutto
Quando un bambino sembra avere un genitore preferito, molte famiglie si fermano subito alla narrazione più dolorosa: significa che l’altro non è amato. Questo pensiero porta spesso a reazioni eccessive o a rivalità che peggiorano la situazione. Invece la preferenza è spesso un frammento di comportamento, non una sentenza definitiva sulla relazione affettiva.
Un fatto semplice: la funzione prima della persona
I bambini non scelgono come un adulto. Scelgono in funzione del bisogno del momento. Se la sera serve consolazione, cercheranno l’adulto che ha costruito la routine del sonno. Se c’è voglia di avventura, cercheranno chi ha introdotto giochi più rumorosi o uscire al parco. La preferenza, dunque, è spesso funzionale più che affettiva.
Non cadiamo nell’illusione dell’equivalenza
Non è realistico aspettarsi che due persone siano perfettamente intercambiabili. Sono diversi stili, diversi tempi, diversi corpi di esperienza emotiva. Questo fatto può generare conforto oppure frustrazione: alcuni genitori interpretano la preferenza come una competizione, altri come un fatto banale e contingente. Io penso che chi gestisce la frustrazione con meno dramma stia dando un buon esempio ai figli.
La novità come risorsa relazionale
Curiosamente, il genitore meno presente a volte diventa ‘preferito’ proprio per la sua assenza. Questo non è paradosso ma meccanismo psicologico: la rarità produce attenzione e intensità. Non è che il genitore fisicamente assente sia migliore, semplicemente la relazione con lui o lei si organizza attorno a incontri più densi e meno routinari.
“It’s fairly common for little kids to have a preference for a particular parent. The relationship between a child and an attachment figure forms very early on in life and becomes a selective thing.” Dr Erinn Hawkins Lecturer and Clinical Psychologist Griffith University.
Questa osservazione di Dr Erinn Hawkins dà a noi italiani una lente utile: la preferenza è selettiva, non assoluta. Si costruisce presto e ha radici nell’attaccamento, nei ruoli quotidiani e nelle piccole esperienze ripetute.
Perché fa così male all’adulto escluso
Per l’adulto la ferita è spesso identitaria. Molti genitori misurano il proprio valore nell’approvazione del figlio. Quando questa viene meno, la reazione è emotiva e visceralmente intensa. Ma c’è un altro elemento: la società spesso racconta la genitorialità come competizione. Io credo che questa narrazione sia tossica. Intervenire sul racconto sociale aiuta le famiglie più di quanto un consiglio tecnico sul sonno o sulla pappa.
Strategie che non funzionano
Comprare l’affetto con regali, sminuire l’altra persona o competere in pubblico sono movimenti che aumentano il disagio. Il figlio non diventa più equilibrato, si crea invece un campo di tensione che alimenta il comportamento preferenziale. Meglio dedicare piccoli gesti costanti, non grandi annunci drammatici.
Piccoli esperimenti che ho visto funzionare
Invece di elencare tecniche standard, vi racconto tre esperimenti pratici che ho osservato attorno a me e che hanno prodotto risultati veri.
Primo esperimento: due minuti di rituale esclusivo. Un genitore si prende due minuti soli con il figlio nelle transizioni difficili. Non serve fare qualcosa di speciale. Basta interrompere la tensione con una micro routine inventata insieme. Spesso il legame si rafforza più con costanza che con iniziative grandiose.
Secondo esperimento: disinnescare la competizione. Gli adulti raccontano insieme una storia breve prima della nanna, alternandosi su chi legge una pagina. Il bambino percepisce cooperazione e la preferenza perde potere come strumento di divisione.
Terzo esperimento: cambiare il contesto. Portare il figlio in un luogo nuovo con il genitore meno scelto può riorganizzare la relazione su altri registri, meno intrisi di abitudini e di aspettative. La novità riavvia gli schemi di attaccamento.
Quando la preferenza nasconde altro
Non tutto è fase. A volte la preferenza persistente è spia di qualcosa di più profondo: abitudini di cura sbilanciate, comunicazioni familiari confuse o anche stress esterni che modificano la disponibilità emotiva di un genitore. Non bisogna drammatizzare automaticamente, ma nemmeno ignorare segnali che si cronicizzano.
Né colpe né assoluzioni
Ho visto famiglie che si sono divise tra chi pensa che la preferenza segnali un fallimento e chi la minimizza a oltranza. La posizione che preferisco è intermedia: riconoscimento della sofferenza emotiva senza trasformarla in condanna. Prendersi cura del proprio sentimento di esclusione è tanto importante quanto lavorare sulla relazione con il bambino.
Un punto di vista non convenzionale
Permettetemi una provocazione: e se la preferenza fosse, in certi casi, un dono? Un dono alla coppia: l’occasione per vedere dove la relazione di coppia è più fragile, dove servono accordi più chiari, dove uno dei due deve chiedere aiuto invece di competere. Non dico che sia piacevole, ma anzi una spia utile per migliorare l’assetto familiare. La mia esperienza dice che le famiglie che dialogano e responsabilizzano il partner preferito trovano soluzioni più rapide e meno drammatiche.
Conclusione aperta
Non esiste una regola che valga sempre. Alcune preferenze spariscono nel giro di giorni, altre si trasformano in pattern che richiedono interventi di coppia o di rete. La raccomandazione più sincera è questa: non sparire. Mostrate pazienza. Cercate piccoli gesti coerenti. E soprattutto non fate della preferenza un conflitto identitario. Perché i bambini non scelgono per giudicarvi. Scegliere è per loro modo di esplorare il mondo.
Tabella di sintesi
| Idea chiave | Significato pratico |
|---|---|
| Preferenza è funzionale | I bambini scelgono in base al bisogno del momento non per etichettare affetti. |
| Novità e rarità | Il genitore meno presente può diventare favorito per la densità degli incontri. |
| Reazioni adulte | La ferita è spesso identitaria; lavorare sulle emozioni evita escalation. |
| Strategie utili | Piccoli rituali costanti e cooperazione tra genitori funziona meglio delle azioni drammatiche. |
| Quando preoccuparsi | Se la preferenza persiste ed erode relazioni o routine è il caso di indagare più a fondo. |
FAQ
Per quanto tempo può durare una fase di preferenza?
Non c’è una durata universale. Spesso la preferenza è temporanea e si risolve in settimane o mesi, specialmente nelle prime fasi di sviluppo quando i bisogni cambiano rapidamente. In altri casi può ripresentarsi a tappe, coincidere con eventi della vita o radicarsi per abitudini consolidate. L’osservazione paziente e la modificazione lenta delle routine sono più efficaci dei tentativi impulsivi.
Cosa fare quando il genitore preferito rinforza la divisione?
Se il genitore preferito rinforza il ruolo esclusivo, è utile aprire un confronto calmo. Stabilire regole condivise e piccoli piani di alternanza riduce la spinta alla dipendenza. Anche creare micro riti identitari per il genitore meno scelto aiuta a bilanciare la relazione senza scontri frontali.
I bambini preferiscono sempre il genitore più permissivo?
Non necessariamente. A volte i bambini scelgono il genitore più rassicurante, altre volte quello che sfida i limiti. La preferenza dipende dal bisogno emotivo del momento. Essere permessivi per essere amati funziona nel breve termine ma crea problemi strutturali. È meglio costruire autorità affettuosa e coerenza.
Come gestire la gelosia tra genitori?
La gelosia è una reazione naturale ma spesso improduttiva. Parlare apertamente con il partner, riconoscere i propri sentimenti senza cercare colpe, e lavorare insieme su piccoli cambiamenti pratici è la strada più lucida. Creare una narrativa di squadra riduce la tensione e restituisce al bambino la sicurezza che la sua famiglia è compatta.
Serve chiedere aiuto professionale?
Quando la preferenza è accompagnata da tensioni che non si risolvono, cali nel benessere del bambino o dei genitori, o quando c’è discordia profonda nella coppia, parlare con un professionista specializzato in relazioni familiari può essere utile. Un confronto esterno spesso porta chiarezza e strumenti pratici per cambiare la dinamica.