Cosa ha imparato la generazione degli anni Settanta dalla noia che gli schermi hanno sostituito

La generazione degli anni Settanta porta ancora nei gesti piccoli tracce di un tempo in cui la noia non era un disagio da rimuovere ma un terreno. In questo pezzo provo a spiegare cosa è rimasto di quegli anni nella testa e nelle mani di chi ha conosciuto la noia prima che gli schermi la sostituissero con immagini, notifiche e stimoli continui.

Introduzione lenta ma intenzionale

Non è nostalgia patinata. È piuttosto un senso di apprendimento non dichiarato. Chi è nato o cresciuto negli anni Settanta ha visto la noia assumere ruoli diversi: dal motore di invenzioni domestiche alla prova di sopportazione di una giornata senza televisione. Oggi quel vuoto è riempito istantaneamente, ma resta una domanda che mi perseguita: cosa abbiamo perso e cosa abbiamo salvato di utile?

La noia come spazio di lavoro mentale

Quando si parla di noia molte analisi si fermano alla colpa morale o all’effetto sulle abitudini. Preferisco andare oltre: la noia funzione da magazzino per pensieri e pianificazioni che non esistono ancora. Non è un semplice interruttore spento. È un laboratorio che si accende lentamente.

“When we are bored, our brain is frantically searching for neural stimulation, and everyone has a different level that’s optimal for them.” Dr Sandi Mann Psychologist University of Central Lancashire.

Questa frase di Sandi Mann non è solo un osservazione accademica. È ciò che personalmente vedo nelle storie di amici della mia età che, da giovani, si sono ritrovati a costruire cose, a leggere senza fretta, a far nascere progetti a partire da ore vuote. Il processo mentale che descrive è ancora utile per chi vuole creare senza l’ansia del risultato immediato.

Ritmi di attenzione non urlati

Una cosa concreta che la generazione degli anni Settanta ha imparato è a tollerare i ritmi bassi. L’attenzione poteva calare e poi risalire senza che qualcuno la rimproverasse. Si imparava a far sedere la mente vicino a un problema e aspettare che qualcosa succedesse. Non è che oggi sia impossibile. È solo che la pazienza è meno allenata.

La noia come comando per cambiare

La noia non è soltanto pausa. È anche cartina tornasole: indica che l’attività non allinea più la persona con i suoi fini. In molti casi gli anni Settanta hanno insegnato a sbrogliare questa sensazione con piccoli cambiamenti pratici. Un cambio di aria, una telefonata, il ricominciare a coltivare un interesse lasciato a metà. Azioni semplici che non richiedono un’app.

Due voci di esperti che confermano una sensazione

Non mi piace appoggiarmi solo all’intuizione personale. Ci sono ricerche e osservazioni di chi studia la mente che avvalorano questa lettura. Jonathan Schooler, docente di Psychological and Brain Sciences allUniversità della California Santa Barbara ha detto chiaramente che il mind wandering non è un difetto ma una risorsa.

“In the same way we can experience a sleep deficit I think we can experience a mind wandering deficit.” Jonathan Schooler Distinguished Professor University of California Santa Barbara.

Schooler rinforza l’idea che il pensare vagabondo sia essenziale per collegare idee lontane. Gli anni Settanta hanno offerto molto di quel vagabondare mentale perché i campi informativi erano meno affollati. Non per questo erano migliori, ma quell’allenamento mentale ha dato a molti una forma di creatività laterale che oggi si fatica a ritrovare.

Conservare senza isolarsi

Un paradosso: la consapevolezza della noia non significa che si voglia tornare a condizioni primitive. Non è un rifiuto della tecnologia. È piuttosto una selezione critica. Molti della generazione degli anni Settanta hanno scelto di tenere i dispositivi a distanza per ritrovare capacità pratiche: riparare una bicicletta, scrivere una lettera, ricordare un numero di telefono senza cercarlo. Sono gesti che mantengono abilità cognitive che gli schermi tendono a sostituire.

Perché questa selezione è una scelta politica e affettiva

Mettere il telefono in un’altra stanza è un atto che non è solo tecnico. È anche culturale. Segnala a sé e agli altri che c’è uno spazio che non è immediatamente monetizzabile o misurabile. È una scelta che fa risparmiare tempo di reazione e restituisce tempo di riflessione. Capisco che suoni romantico e lo dico senza imbarazzo: alcune pratiche passate meritano di restare.

Non tutte le lezioni sono esportabili

La verità è che non tutto ciò che la generazione degli anni Settanta ha imparato è facilmente trasferibile alle vite sempre connesse di oggi. Molte persone non hanno la libertà lavorativa o sociale di staccare. E poi c’è la questione dei nuovi strumenti: alcuni di essi potenziano la creatività e l’accesso alla conoscenza in modi che non esistevano prima. Non sono ingenuo, non chiedo di tornare indietro. Chiedo un uso più consapevole.

Un consiglio pratico che suona banale ma funziona

Se vuoi recuperare qualcosa di quella scuola di noia, prova a creare tre periodi brevi e intenzionali nella giornata in cui non accendi schermi. Tieni una penna. Scrivi. Osserva senza finalità. Sembra poco ma crea spazio per idee che gli algoritmi non progetteranno per te.

Conclusioni aperte

La lezione più sottile che la generazione degli anni Settanta può offrire non è una ricetta. È un atteggiamento: la disponibilità a lasciare che la mente si annoi fino a che non trova un modo migliore per stare al mondo. Questa capacità di attendere il pensiero è un tipo di responsabilità privata che può ripagare collettivamente. Quindi non dico torniamo indietro. Dico piuttosto che impariamo a utilizzare i dispositivi come strumenti e non come sostituti di quei vuoti che hanno avuto il compito di farci crescere.

Tabella riassuntiva

Lezione Che cos era Come riutilizzarla oggi
Noia come risorsa Spazio mentale per immaginare e creare Programmare momenti senza schermi e senza compiti precisi
Tolleranza ai ritmi bassi Accettare che i pensieri non sempre arrivino subito Praticare attese attive genedi riflessione quotidiana
Azioni tecniche semplici Riparare e costruire per capire come funzionano le cose Imparare una abilità manuale senza cercare tutorial istantanei
Scelta critica degli strumenti Usare la tecnologia come mezzo non come panacea Limitare luso passivo degli schermi e favorire uso creativo

FAQ

Perché la noia era diversa negli anni Settanta?

Negli anni Settanta laccesso allinformazione e allintrattenimento era limitato e mediato da pochi canali. Questo significava che i periodi senza stimoli non venivano immediatamente riempiti da immagini o notifiche. La conseguenza non era automaticamente produttiva ma creava uno spazio psicologico per il vagabondaggio mentale e la pianificazione. I comportamenti nati in quegli spazi non sono sempre replicabili oggi ma ne possiamo recuperare il principio di fondo: creare vuoti intenzionali per il pensiero.

Come si trasferiscono oggi quelle pratiche nelle vite occupate?

Non serve molto tempo. Anche dieci minuti al giorno di sosta senza schermi possono iniziare a rieducare lattenzione. La tecnica consiste nel definire intenzioni semplici non misurabili come osservare, pensare a lungo termine o provare unidea senza eseguirla subito. La costanza è più importante della durata. Non è un rimedio magico ma un allenamento.

Gli schermi hanno tolto solo la noia o anche qualcosa di più?

Hanno tolto la noia ma hanno anche trasformato alcuni aspetti sociali e pratici. Hanno spostato la memoria collettiva e personale verso archivi esterni e hanno reso linterruzione una norma. Questo comporta vantaggi e svantaggi. La scelta sta nel decidere quale parte vogliamo mantenere e quale modificare. Restare critici è già un piccolo antidoto.

È realistico chiedere alle nuove generazioni di imparare dalla nostra esperienza?

Non è una questione di imposizione. Offriamo esempi e pratiche possibili. Se i giovani vedono che quegli spazi creano risultati concreti per la creatività o la serenità allora li adotteranno. La cosa interessante è che molte tecniche si possono adattare: app che promuovono pause, gruppi di lettura senza schermo, momenti collettivi di riflessione. Il punto è la trasmissione consapevole non la nostalgia.

Qual è il pericolo di idealizzare troppo quegli anni?

Idealizzare porta a perdere la capacità di leggere la complessità storica. Gli anni Settanta avevano problemi loro e la noia non era sempre positiva. La sfida è indicare cosa funzionava e come adattarlo. Evitare la retorica del tempo migliore significa costruire soluzioni pratiche e ripetibili oggi.

Come misurare se una pausa è stata utile?

Non serve un dispositivo per misurarla. Indicazioni utili sono il cambiamento nella qualità delle idee successive, la riduzione della frenesia e una migliore chiarezza nel prendere decisioni. Se dopo una pausa senza stimoli ritorni più tranquillo e con un pensiero più nitido allora la pausa ha fatto il suo lavoro.

Chiudere con una confessione personale. Io ancora cerco di rispettare qualche minuto di vuoto ogni mattina. Non sempre ci riesco. E quando non ci riesco, lo noto. Forse è già un buon segno.

Autore

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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