Per fermare il deserto la Cina scommette su una Grande Muraglia Verde di decine di miliardi di alberi. Funzionerà davvero?

La Cina ha trasformato la lotta contro la desertificazione in un impegno di Stato che dura da generazioni. La Grande Muraglia Verde non è un singolo gesto poetico ma una serie di programmi che insieme hanno portato alla piantumazione di decine di miliardi di alberi e alla creazione di fasce vegetali di migliaia di chilometri. È facile applaudire i numeri. È altrettanto facile essere scettici. Io non sto qui a vendere certezze: preferisco raccontare quello che vedo, leggere i numeri e interrogare gli esperti.

Un progetto che ha il respiro dei decenni

Il programma noto come Three North Shelterbelt o Grande Muraglia Verde è partito nel 1978. Lavoro dopo lavoro, regione dopo regione, la Cina ha ricoperto con alberi aree che un tempo erano solo dune e steppe. Gli obiettivi ufficiali vanno dalla stabilizzazione dei suoli alla riduzione delle tempeste di sabbia, fino a una sorta di controllo climatico locale. I risultati satellitari mostrano chiaramente una notevole rinverdita del paesaggio in molte zone del nord e dellovest.

Perché questa scala è affascinante e pericolosa insieme

Piantare decine di miliardi di alberi è un atto di potere organizzativo. Implica logistici, economia delle manutenzioni, un vasto sistema di incentivi per contadini e imprese. Ma non è soltanto logistico. Ogni albero sottrae acqua, cambia il microclima, altera habitat. Se ci limitiamo alla grandezza dello sforzo rischiamo di perdere la fotografia più complessa: quella che mostra come il progetto cambia i flussi dacqua, la biodiversità e le pratiche agricole locali.

We looked at how the rates of fluid production with oil and gas compare to natural background circulation of water and showed how humans have made a big impact on the circulation of fluids in the subsurface. Jennifer McIntosh Professor Department of Hydrology and Atmospheric Sciences University of Arizona

Questa osservazione della professoressa Jennifer McIntosh ci riporta al punto centrale. Non si tratta solo di mettere una pianta in più. Si tratta di capire dove il terreno ha acqua per reggere quella pianta fra cinque e venti anni. Gli alberi che sopravvivono con irrigazione intensiva non raccontano lo stesso successo di quelli che attecchiscono in modo sostenibile.

Conquiste reali e contraddizioni visibili

Misurare il successo applicando una lente solo sui chilometri di fasce verdi è superficiale. Da una parte, molte aree che erano in preda a tempeste di polvere hanno oggi protezioni vegetali che riducono lerosione. Dallaltra, in punti specifici sono emersi problemi dalluso eccessivo di specie non native alle monoculture che impoveriscono il suolo. Inoltre alcuni studi recenti suggeriscono che la ridefinizione della copertura vegetale ha alterato la circolazione idrica locale, con conseguenze non ancora del tutto valutate.

Il fattore umano

Non dimentichiamo che dietro ogni filare ci sono comunità. In alcune zone la riforestazione ha creato nuove fonti di reddito con colture adattate e produzione di frutti e noci. In altri casi i sussidi per piantare alberi hanno incentivato scelte rapide e a basso costo che non guardano alla resilienza sul medio termine. È un classico scenario in cui la politica pubblica trova applicazione sul terreno con risultati a macchia di leopardo.

Non è una storia solo cinese

Il dibattito sulla Grande Muraglia Verde travalica i confini. Progetti simili esistono in Africa e altrove. Le domande sono sempre le stesse: quanto costa mantenere questa infrastruttura verde nel tempo. Come si evitano errori già visti altrove come le piantagioni monolitiche di una sola specie. E soprattutto come integrare questi interventi con la gestione dellacqua e la tutela della biodiversità.

Una questione di scala e di complessità

La risposta facile sarebbe chiedere a tutti di piantare alberi. La risposta reale è più complessa: serve combinare conoscenze locali con scienza idrologica e pianificazione a lungo termine. È qui che trovo il lato più interessante della vicenda. Se la Cina saprà trasformare il suo gigantesco esperimento in una serie di pratiche adattative e locali il progetto potrà lasciare un segno duraturo. Se invece continuerà a percorrere la via della quantità prima della qualità, i rischi aumentano.

Qualche idea meno evocativa e più pratica

Mi sembra utile suggerire che guardare alle varietà di specie e alle pratiche agricole che accompagnano la riforestazione è più importante che celebrare conteggi spettacolari. Non è un invito a frenare gli sforzi, ma a chiedere che gli interventi siano disegnati per durare e non solo per apparire efficaci sul breve termine. Quando vedo le immagini di vasche di irrigazione, tubi, e camion cisterna so che quel paesaggio è ancora in bilico.

Il cuore della questione rimane aperto

Non ho una ricetta finale. Non funziona così con i grandi sistemi naturali. Quello che credo è che la misura della riuscita non debba essere solo numerica. Occorre guardare alla resilienza degli ecosistemi, al loro valore per le popolazioni locali e alla sostenibilità idrica. E soprattutto mantenere il progetto sotto la lente critica degli studi indipendenti e dei monitoraggi a lungo termine.

Perché ci interessa anche qui in Italia

Non siamo neutrali spettatori. Dalle pratiche di riforestazione alla gestione delle risorse idriche ogni paese può prendere spunti, errori e modelli. LItalia affronta le sue sfide con il suolo e lerosione. Vedere cosa accade su scala cinese aiuta a capire cosa è possibile e cosa no. Ci sono soluzioni trasferibili e trappole da evitare. Non è una questione di aping o di imitazione ma di adattare la conoscenza.

Conclusione provvisoria

La Grande Muraglia Verde è un atto di ambizione collettiva. È anche un laboratorio gigantesco di ecologia applicata dove si sperimentano tecniche, politiche e pratiche sociali. Non bisogna esigere dai numeri più di quanto possano dare e non bisogna neppure liquidare gli sforzi come mere scenografie. Serve uno sguardo che resti attento alla complessità. Io sono dalla parte di chi chiede qualità oltre alla quantità e responsabilità oltre allapparenza.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Tema Punto chiave
Scala del progetto Decenni di piantumazioni con decine di miliardi di alberi e fasce per migliaia di km.
Successi visibili Riduzione locale di erosione e tempeste di polvere in molte aree.
Rischi Impatto sulla disponibilità dacqua locale, monotonia delle specie e mortalità degli alberi.
Approccio raccomandato Pianificazione idrologica, diversità biologica, coinvolgimento delle comunità locali.
Per lItalia Imparare dagli errori e adattare pratiche di gestione del suolo e dellacqua.

FAQ

Che cosa è esattamente la Grande Muraglia Verde in Cina?

È un insieme di programmi di riforestazione avviati alla fine degli anni Settanta con lobiettivo di creare fasce verdi di protezione lungo il nord e il nord ovest del paese per fermare lavanzata dei deserti. Non è ununica opera ma un pacchetto di progetti che comprendono piantumazioni, sistemi di irrigazione, e incentivi per le comunità locali.

Perché alcuni scienziati sono scettici?

Il sospetto nasce da diversi fattori tra cui la scelta di specie non sempre adatte, la dipendenza da irrigazione artificiale in zone siccitose e gli effetti imprevisti sulla circolazione idrica e sul suolo. Gli scienziati chiedono valutazioni a lungo termine e monitoraggi indipendenti per capire se le aree restano verdi senza continui interventi esterni.

Gli alberi piantati dalla Cina hanno avuto effetti sul clima regionale?

Ci sono studi che indicano alterazioni nei flussi di umidità e nellincremento della evapotranspirazione dovuta alla vegetazione aumentata. Questi cambiamenti possono avere impatti complessi e non sempre prevedibili sulle risorse idriche locali e sui modelli meteorologici. Per ora i risultati sono variegati e spesso dipendono dalle condizioni locali.

Quali lezioni può trarre lItalia da questo esperimento?

LItalia può trarre due lezioni chiare. Prima: pianificare interventi ecologici a lungo termine tenendo presente lassetto idrografico e la biodiversità. Seconda: coinvolgere le comunità locali per trasformare gli interventi in pratiche economiche sostenibili nel tempo. Adattare senza copiare è la parola dordine.

Come sarà valutato il successo della Grande Muraglia Verde nei prossimi anni?

Il successo sarà valutato su più livelli: sopravvivenza delle piante nel medio lungo termine, stabilità del suolo, impatto sulla disponibilità dacqua, benefici socioeconomici per le popolazioni locali e risultati osservabili nei monitoraggi satellitari e sul campo. Nessuna singola metrica potrà da sola dare la risposta completa.

Autore

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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