Perché alcune persone hanno bisogno della routine per sentirsi sicure emotivamente e non è debolezza

La routine non è un vezzo da organizzatori ossessivi. È un meccanismo spesso frainteso, una struttura che mette ordine nelle variazioni interne che altrimenti minacciano di farci barcollare. In questo pezzo esploro perché alcune persone agognano la stabilità quotidiana come se fosse una cintura di sicurezza emotiva. E lo faccio non con ricette o frasi fatte ma con osservazioni che ho raccolto vivendo e parlando con persone che, banalmente, trovano pace in un rituale mattutino o in una sequenza di gesti ripetuti.

Routine come architettura dell interno

La parola chiave qui è sicurezza emotiva. Se la nostra vita affettiva è un edificio, la routine sono le travi portanti. Per alcuni individui la sismicità dell emozione non è teorica ma quotidiana. Piccole scosse di ansia, ricordi che emergono a sprazzi, o l instabilità relazionale lasciano spazi vuoti che vanno riempiti. La ripetizione di gesti, orari e confini personali crea un paesaggio prevedibile dentro il quale la coscienza può muoversi senza essere costantemente allerta.

Non è evitamento. È differenziazione.

Si tende a liquidare la routine come evasione. Io credo che sia più utile pensare alla routine come uno strumento di differenziazione. Chi stabilisce confini temporali sa distinguere meglio i propri stati d animo. Paradossalmente, la prevedibilità esterna aiuta a leggere la variabilità interna. Per alcune persone questo è un atto profondamente coraggioso: rinunciare al caos per poter vedere se stessi.

Da dove nasce questo bisogno

Non tutte le storie sono uguali. Alcuni hanno sviluppato la richiesta di ordine in risposta a traumi o a infanzie dove il mondo era imprevedibile. Altri arrivano a questa esigenza per temperamento biologico. Il sistema nervoso di alcune persone è semplicemente più sensibile alle fluttuazioni e richiede meno stimoli per attivarsi. Per questo motivo, trasformare la giornata in una successione di azioni affidabili riduce il numero di segnali che il cervello interpreta come possibile pericolo.

La scienza non è un dogma ma una bussola

La ricerca sul trauma e la regolazione emotiva suggerisce che sentire sicurezza con gli altri sia fondamentale per la salute mentale. Lo ha sintetizzato bene Bessel van der Kolk che scrive che essere capaci di sentirsi sicuri con altre persone è probabilmente l aspetto più importante della salute mentale. Questa affermazione non è un etichetta medica ma una lente per capire perché la routine spesso funzioni come terreno fertile per la sicurezza relazionale.

Being able to feel safe with other people is probably the single most important aspect of mental health. Bessel van der Kolk MD Professor of Psychiatry Boston University School of Medicine.

Comportamenti che sembrano banali ma funzionano

Ci sono gesti che, presi singolarmente, sembrano insignificanti. Fare il caffè alla stessa ora. Scrivere cinque righe sul diario anche quando non si sa cosa dire. Rispondere ai messaggi a intervalli stabiliti. Sono scelte che riducono l imprevedibilità del mondo sociale e che, col tempo, costruiscono un senso di controllo che non è controllo assoluto ma una tregua con l incertezza.

Pericolo del culto della routine

Non sto difendendo un appiattimento della vita. La routine può diventare una gabbia quando impedisce la curiosità o quando è usata per negare segnali importanti di cambiamento. Ho visto persone che hanno usato la routine per evitare decisioni dolorose e quella stessa routine si è trasformata in un alibi. La linea è sottile: la routine sana sostiene la flessibilità, non la sostituisce.

Una proposta pratica che non è un elenco di regole

Se desideri sperimentare la routine senza incollarla addosso come un uniforme, prova a definirla come un progetto di sperimentazione. Scegli un gesto ripetuto e osserva cosa succede dentro di te. Se ti senti più ancorato diventa parte del tuo spazio sicuro. Se senti che limita la tua vita allora modifica il gesto. L idea è sviluppare una relazione con la routine che sia viva e negoziabile.

Routine e relazioni

Un punto che raramente viene esplorato è come la routine si intrecci con la cultura relazionale. In molte coppie e famiglie la prevedibilità di piccoli rituali crea terreno per intimità. Non è il rituale in sé a creare amore ma la possibilità di sapere che l altro è presente in uno spazio temporale condiviso. Ciò spiega perché la perdita di routine in tempi di crisi possa deteriorare rapidamente il senso di sicurezza di una relazione.

Opinione personale

Credo che la nostra società sia incline a sottovalutare il valore della prevedibilità. Festeggiamo il nuovo e ci vergogniamo di cercare stabilità. Io penso che questo sia un pregiudizio moderno. La routine non è una resa ma un investimento sulla capacità di sentire. Chi la gestisce bene non si chiude al mondo. Si costruisce una base da cui esplorarlo con meno spavento.

Un avvertimento finale

Non tutte le persone che prediligono la routine lo fanno per ragioni patologiche. E non tutte le rotte verso la sicurezza sono uguali. È plausibile che la routine salvi alcuni e ingabbi altri. Il compito di chi osserva è smettere di giudicare e cominciare a chiedere. Che cosa ti dà sicurezza oggi. Quanto di quella sicurezza è libera scelta e quanto è fuga. Le risposte non arrivano sempre subito.

Conclusione aperta

La routine è una grammatica dell esistenza per chi avverte fragilità interna. Capirla richiede meno etichette e più curiosità. Se dovessi sintetizzare in una sola idea direi che la routine è un rifugio che diventa casa quando chi la abita la rende abitabile. Non basta imporla dall esterno. Deve essere costruita con attenzione e rivista come si aggiusta un vecchio mobile che si ama.

Idea chiave Perché conta
La routine stabilizza il sistema nervoso. Riduce segnali di pericolo percepito e crea prevedibilità interna.
Non è solo evitamento. Permette differenziazione emotiva e maggiore lettura di sé.
Origini multiple del bisogno. Possono essere traumi, temperamento, o esperienze relazionali.
Rituali condivisi rinforzano relazioni. La prevedibilità crea spazi di fiducia reciproca.
Attenzione ai rischi. La routine può diventare gabbia se usata per evitare cambiamenti necessari.

FAQ

La routine è quindi una soluzione universale per l ansia?

No. La routine può aiutare molte persone a regolare gli stati emotivi ma non è una cura universale. Alcuni beneficiano di più cambiamenti strutturati mentre altri necessitano di interventi diversi. La routine è uno strumento nel cassetto non una bacchetta magica. Ogni storia personale richiede valutazione e adattamento.

Come distinguere una routine utile da una che limita la vita?

Una routine diventa limitante quando impedisce scelte significative o quando è usata per evitare emozioni che chiederebbero attenzione. Se ti accorgi che rinunci a opportunità importanti per rispettare rituali che non ti fanno bene allora è il momento di rinegoziare. La misura pratica è osservare l impatto sulla qualità della tua vita nel medio periodo.

La routine può migliorare le relazioni?

Sì se i rituali aiutano a stabilire presenza e affidabilità. Le relazioni si nutrono di piccoli segnali di continuità. Tuttavia se i rituali servono a evitare conversazioni difficili o a controllare l altro, allora producono l effetto opposto. La differenza è intenzionale e dialogica.

Serve sempre una routine rigida per sentirsi sicuri?

No. La sicurezza emotiva può emergere anche da regole fluide e da abitudini leggere. Per alcune persone basta un paio di punti fissi nella giornata. L idea che serva rigidità è un mito. La chiave è coerenza con i propri bisogni piuttosto che la severità delle regole.

Quando è il caso di chiedere aiuto professionale?

Quando la ricerca di routine impedisce la vita quotidiana o quando la sensazione di insicurezza è costante e intensa. Un professionista può aiutare a capire se la routine è una strategia sufficiente o se serve altro. Rivolgersi a un esperto non sminuisce il valore delle abitudini ma può offrire strumenti per migliorare la loro efficacia.

Ho lasciato alcune domande aperte apposta. Le risposte più interessanti spesso si costruiscono nella pratica e non solo nella teoria. E se una parte di te cerca la stessa banalità di un orario fisso per sentirsi meno esposta sappi che non è un difetto. È un bisogno umano che merita attenzione e rispetto.

Autore

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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