È probabile che l’abbiate notato anche voi. In una riunione una collega si giustifica per un minuto intero. Su WhatsApp qualcuno risponde con una lunga spiegazione dopo una semplice osservazione. In famiglia le scuse arrivano prima ancora che qualcuno alzi la voce. Psicologia says people who constantly explain themselves may be seeking emotional validation diventa qui una lente per guardare questi comportamenti da un altro angolo. Non è solo timidezza. Non è solo abitudine. A volte è richiesta d’aiuto silenziosa travestita da parola.
Un problema che non appare come tale
Spiegare è umano. Ma quando la spiegazione diventa una risposta automatica a qualsiasi stimolo esterno qualcosa si rompe. Non voglio dire che chi parla molto sia debole. Dico però che spesso dietro quella verbosità c’è una strategia per sentirsi meno esposti. La convalida emotiva funziona come una piccola dose di ossigeno: ti dà quel sollievo temporaneo che permette di continuare la giornata. Il punto è che quell’ossigeno non viene prodotto internamente. Viene chiesto. E la richiesta si traveste da spiegazione.
Perché tanti si spiegano più del necessario
Ci sono radici diverse. Alcuni hanno imparato presto che la sopravvivenza emotiva dipende dall’approvazione. Altri hanno subito sminuzioni che li hanno resi vigilanti rispetto al giudizio altrui. Poi ci sono le dinamiche moderne: i social network moltiplicano i piccoli test di accettazione quotidiani e ciascuno diventa una occasione per misurare il proprio valore.
A volte chi spiega cerca di controllare l’interpretazione che gli altri faranno. È una forma di negoziazione emotiva: se mostro perché ho fatto una cosa allora diminuirò il rischio di essere respinto. Questo meccanismo non è sempre consapevole.
“Vulnerability is not winning or losing. It is having the courage to show up and be seen when we have no control over the outcome.” Brené Brown Research professor University of Houston Graduate College of Social Work.
La spiegazione come moneta affettiva
Immaginate la conversazione come un mercato. Alcune persone usano le spiegazioni come moneta per comprare conferme. Più spiegano, più sperano di ottenere una ricompensa emotiva. Questo non è cinismo. È economia psicologica: investimento immediato, rendimento incerto.
Ho osservato amici che per anni si sono allenati a confezionare spiegazioni perfette. Non cambia il mondo, ma attenua l’ansia. È curioso come la pratica renda il gesto quasi automatico. Diventa una risposta difensiva, una specie di riflesso condizionato. Anche qui la parola chiave è convalida emotiva.
Quando la spiegazione danneggia i rapporti
Una narrazione eccessiva può stancare. Chi ascolta spesso interpreta la lunga giustificazione come insicurezza o manipolazione. E questo produce l’effetto opposto: meno fiducia, più distanza. Quindi la stessa strategia che prova a ottenere vicinanza può paradossalmente allontanare.
Personalmente credo che molti di noi non sappiano tollerare il vuoto emotivo. La spiegazione riempie quel vuoto. Ma non sempre quella soluzione è sostenibile nel tempo.
Segnali che la spiegazione nasconde una richiesta
Non tutte le spiegazioni rientrano in questo schema. Ma se notate ripetizione, esaurimento dopo la conversazione, o un ricorso sistematico a dettagli non richiesti, la probabilità aumenta. Altri segnali sono l ipersensibilità alle reazioni degli altri e il bisogno costante di rassicurazione. Il comportamento diventa rituale e perde funzione informativa per assumere valore affettivo.
“Self compassion is simply giving the same kindness to ourselves that we would give to others.” Kristin Neff Associate Professor University of Texas at Austin.
Non tutte le spiegazioni cercano convalida
Esistono chiaramente spiegazioni utili e necessarie. Spiegare un errore sul lavoro o chiarire un malinteso in una relazione hanno senso. Il punto è distinguere tra informare e cercare conforto. La prima è comunicazione. La seconda spesso è richiesta emotiva travestita. Questo confine non è netto. E non ho la presunzione di fissarlo definitivamente per chi legge. Voglio solo offrire un paio di percorsi per rifletterci sopra.
Cosa possiamo fare quando riconosciamo il pattern
Non servono ricette perfette. Propongo idee pratiche e non risolutive. Prima di tutto imparare a tollerare il silenzio emotivo. Un piccolo esperimento: interrompere la spiegazione dopo una frase e aspettare la reazione altrui. È scomodo la prima volta. Poi diventa un laboratorio di realtà. L’altro non esplode necessariamente. Spesso la realtà è meno minacciosa dell’anticipazione che abbiamo creato nella testa.
Secondo, coltivare la compassione verso chi spiega troppo. Non è sempre strategia manipolativa. Spesso è ferita. La compassione non significa assolvere comportamenti tossici ma riconoscere la loro sorgente umana.
Una posizione personale
Devo ammettere che mi infastidisco quando una conversazione si trasforma in un flusso di giustificazioni. Ma mi infastidisco anche quando vengo accusato di mancanza di empatia per non aver svolto il ruolo di terapeuta improvvisato. Preferisco l’onestà semplice. Dire non so come aiutarti è spesso più utile di cento spiegazioni. Questo è il mio punto di vista e lo dico senza garanzie universali.
Conclusione aperta
Non tutti coloro che si spiegano cercano convalida emotiva. Ma spesso quella convalida è il motore nascosto. È importante non moralizzare. È utile osservare. Alcune persone troveranno la strada verso una maggiore sicurezza interna. Altre continueranno a usare le parole come zattera. Io penso sia fondamentale imparare a distinguere l ascolto vero dalla mera produzione di parole. Il resto rimane da scoprire.
| Concetto | Cosa significa |
|---|---|
| Spiegazione automatica | Risposta verbale ripetuta per ridurre l ansia sociale. |
| Convalida emotiva | Richiesta di rassicurazione sul proprio valore o sulle proprie intenzioni. |
| Segnali d allarme | Ripetizione, ipersensibilità, esaurimento relazionale. |
| Pratiche utili | Silenzio tollerato, compassione, domande aperte invece di correzioni immediate. |
FAQ
Come capisco se qualcuno si spiega per convalida emotiva o per chiarezza?
Osserva il contesto e la frequenza. Se le spiegazioni arrivano anche quando non sono richieste e se la persona sembra sollevata solo dopo averle date la probabilità è alta. Se invece la spiegazione risponde a un bisogno informativo specifico allora è probabilmente chiarezza. Non è mai bianco o nero. La sensibilità alle reazioni e il peso emotivo dopo la conversazione danno indizi importanti.
Cosa posso dire senza sembrare freddo quando qualcuno si giustifica sempre?
Prova a formulare frasi che riducono la necessità di difesa senza attaccare. Per esempio dire Sono qui per ascoltare oppure Grazie per aver condiviso mi aiuta a sentirmi più tranquillo. Offrire un feedback concreto senza giudizio a volte basta. L empatia non deve trasformarsi in terapia continua.
La convalida emotiva è sempre negativa?
Assolutamente no. La convalida è una componente fondamentale delle relazioni sane. Il problema emerge quando diventa l unica fonte di autostima o un rituale che prosciuga le energie relazionali. La misura e il contesto sono ciò che conta.
È possibile cambiare l abitudine di spiegarsi sempre?
Sì ma è un processo graduale. Piccoli test sociali, pratica del silenzio e lavoro sulla autocompassione possono aiutare. Cambiare significa prima riconoscere. Una volta che il pattern diventa evidente si può provare a interromperlo intenzionalmente e osservare le conseguenze. Non è banale ma è possibile.
Quando la spiegazione diventa manipolazione?
Quando la spiegazione è finalizzata a ottenere controllo o senso di colpa nell altro diventa manipolativa. La linea è sottile e richiede attenzione alle intenzioni. Se l interlocutore usa le parole per farvi sentire responsabili in modo ripetuto allora vale la pena porre un limite chiaro.